Il Tartufo Bianco di San Miniato

Una bolla papale del 1195 indica nel territorio sanminiatese oltre cinquanta chiese con le loro comunità rurali. Non sorprende, dunque, che la campagna sanminiatese veda ancor oggi numerosi piccoli centri, ville, pievi e castelli. L'itinerario più suggestivo si spinge nella Valle dell'Egola, affluente dell'Arno, e si dirige verso Sud-Ovest. Intorno a questi luoghi si aprono le colline con le fattorie, che punteggiano i picchi collinari di un bosco diffuso, e le antiche coloniche e le strutture monumentali delle tabaccaie, alcune delle quali ancora in produzione.

È in questo territorio, tra i suoi boschi e i suoi meandri naturalistici, che si è sviluppata un’antica tradizione medievale, quella del tartufo. Un antico detto popolare dice che fra Doderi, Montoderi e Poggioderi (tre siti di cui resta traccia nei documenti medievali dell’Archivio Storico di San Miniato) c’è un vitello d’oro. Parrà strano, ma in quel triangolo nella Valdegola sta il cuore della zona tartufigena sanminiatese.
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